27 October, 2020

Tony Di Marti *Corso di Lingua Italiana*

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Tony Di Marti *Corso di Lingua Italiana*

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27 октомври 2015  14 min read 
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Partiamo da come presentarvi dicendo il vostro nome. In italiano, per dire come vi chiamate dovete usare la seguente formula: Io sono + vostro nome (es. Io sono Veronica) Per indicare la vostra provenienza, direte: Io sono + nazionalità aggettivo relativo alla regione città es. Io sono italiana/italiano Io sono sarda/o Io sono di Cagliari Infine, per indicare la vostra professione, direte: Io sono + professione (es.insegnante/attore/attrice) Nelle tre formule di presentazione possiamo notare i PRONOMI SOGGETTO della lingua italiana, che classifichiamo a seconda del numero e del genere nel seguente modo: PRONOMI SOGGETTO SINGOLARI PRONOMI SOGGETTO PLURALI
IO TU LUI (maschile) / LEI (femminile) NOI VOI LORO
Il verbo utilizzato in italiano per presentarsi è l'ausiliare ESSERE. Vediamo qui di seguito la coniugazione al presente indicativo: Io sono Tu sei Lui/Lei è Noi siamo Voi siete Loro sono Per quanto riguarda gli aggettivi, in italiano si usa la desinenza -o per indicare il maschile singolare, la desinenza -a
per il femminile singolare, la desinenza -i per i maschili plurali oppure per maschile + femminile, -e per i femminili plurali. Esempi: Lui è italiano (maschile singolare) Lei è italiana (femminile singolare) Noi siamo italiani (maschile plurale riferito, come abbiamo visto, a Veronica, l'attore Roberto e l'attrice Monica) Noi siamo italiane (femminile plurale) Loro sono italiani (maschile plurale)
Infine, la preposizione per indicare la provenienza da una città è “di”.
Esempi: Io sono di Cagliari Lei è di Perugia Lui è di Arezzo
Dialoghi informali: A: Giulia, ti presento il mio amico David. B: Piacere di conoscerti! C: Piacere mio! A: Maria, ecco il mio nuovo vicino. B: Piacere, io sono Maria. Tu come ti chiami? C: Mi chiamo David, piacere! Dialoghi formali: A: Buonasera signora Riva, le presento il mio amico. B: Sono Giovanna, molto lieta! C: Piacere, David. A: Scusi, è lei la dottoressa Rossi? B: Si sono io, e lei come si chiama? A: Sono Maria Ricci, piacere. Ascolta i dialoghi
Dialoghi informali e formali Verbo essere Tutte le coniugazioni del verbo essere
Essere è un verbo irregolare, intransitivo. Qui sotto potrai trovare tutte le coniugazioni del verbo essere: indicativo (presente, passato prossimo, imperfetto, trapassato prossimo, passato remoto, trapassato remoto, futuro semplice, futuro anteriore), congiuntivo (presente, passato, imperfetto, trapassato), condizionale (presente, passato), imperativo (presente), gerundio (presente, passato), infinito (presente, passato) e participio (presente, passato). aggettivi e sostantivi al maschile, al femminile, al singolare e al plurale
In italiano, per chiedere a una persona il suo stato di salute generale, si usano le seguenti formule: Come stai? (Quando ci rivolgiamo a un amico, un parente, etc) Come state? (Quando ci rivolgiamo a un gruppo di persone) A seconda del proprio stato di salute o umore, si può rispondere nei seguenti modi: Bene!Non tanto bene/Così così Male! Vediamo ora come si esprime in italiano l'età. Quando vogliamo chiedere a una persona quanti anni ha, diciamo: Quanti anni hai? (Quando ci rivolgiamo a un amico, un parente, etc) Quanti anni avete? (Quando ci rivolgiamo a un gruppo di persone) Per rispondere, si usa la seguente formula: Verbo avere + numero + anni Esempi: (Io) ho 23 anni Roberto ha 60 anni Monica ha 48 anni Nota bene!: in italiano il pronome soggetto non è obbligatorio, come mostra il primo esempio! Passiamo ora a descrivere alcune parti del nostro corpo, come i capelli e gli occhi. I capelli possono essere distinti in base al colore in: Chiari (castano chiaro, biondi) Scuri (castano scuro, neri) Bianchi In base alla lunghezza in:
In base alla piega
A seconda della quantità in:
Se invece una perona non ha capelli è CALVO (se è uomo), CALVA (se è donna) Quando volete chiedere a una persona com'è la sua capigliatura, direte: Come hai/avete i capelli? Risposta: Io ho/Io e Monica abbiamo i capelli lunghi e scuri Gli occhi possono essere scuri (castani o neri) oppure chiari (azzurri o verdi) Es.Monica e Veronica hanno gli occhi scuri Loro hanno gli occhi chiari Analizziamo infine il secondo ausiliare dei verbi italiani, il verbo avere. Abbiamo visto che si usa per dire gli anni che abbiamo, descrivere le parti del corpo o indicare gli oggetti di nostra proprietà (es. nella frase io ho la penna sto indicando che la penna è mia, di mia proprietà). Vediamo come si coniuga il verbo avere al presente indicativo: Io ho Tu hai Lui/Lei ha Noi abbiamo Voi avete Loro hanno In questa lezione abbiamo imparato anche alcuni numeri cardinali (da 20 a 70), ma li vedremo meglio nelle prossime lezioni. Vedi anche: Dettato in italiano: "Silenzio è benessere"
Silenzio a volte significa assenza, rinuncia, o persino malattia, ma resta indubbiamente qualcosa di fondamentale per il nostro benessere psicofisico. Ognuno ha bisogno di momenti di silenzio, per rilassarsi e stare in pace. In passato, questo era un problema che riguardava perlopiù le grandi città, i grandi centri abitati, ma oggi il rumore ha invaso anche i centri più calmi, isolati e tranquilli. Il fenomeno denominato dagli specialisti come "rumorizzazione", investe gli spazi vitali ed è nocivo per la nostra salute. Tutto ciò comporta un grosso rischio. Oltre al danneggiamento dell' udito, il cervello interpreta il rumore come un segnale dall'allarme. Questo, attraverso il sistema neurovegetativo e la produzione degli ormoni dello stress, produce reazioni negative in tutto il nostro organismo: vi è un aumento di pressione e di conseguenza, aumenta anche il rischio di malattie cardiocircolatorie e infarti; vi è anche un abbassamento delle difese immunitarie e la tiroide può subire dei danni. Il rumore può anche essere responsabile di disturbi del sonno e cefalee, in quanto logora i nervi. Insomma, troppo rumore è causa di un crescente deterioramento della qualità della vita. Dire l'età in italiano Dialogo informale / Dialogo formale Vocabolario Italiano: LE PARTI DEL CORPO
head/testa,chest/torce,back/schiena,chest/petto,abdomen/addome,belly/pancia.
hair/capelli,face/viso,eye/occhio,occhi,ear/orechio,orecchie,nose/naso,mouth/bocca
cheek/guancia,chin/mento.forehed/fronte,eyebrow/sopracciglia,neck/collo,shoulder/spalla,
armpit/ascella,arm/braccio,braccia,elbow/gomito,hand/mano,finger/dito,dita,knee/ginocchio,ginocchia,leg/gamba,tigh/coscia,foot/piedi,ankle/caviglia
Esercizi con le parti del corpo bocca, braccio, mano, naso, occhio, orecchio, ...Restare a bocca aperta ,/ essere sorpresi o meravigliati tanto da non riuscire a parlare, anche essere stupiti o in ammirazione di qualcosa: "tutti siamo rimasti a bocca aperta quando abbiamo visto quel tramonto meraviglioso"; In bocca al lupo!/ buona fortuna, Acqua in bocca! / è un’escalmazione, un invito a non divulgare una determinata notizia, a non parlarne con nessuno, a mantenere un segreto. Esempio: Ho saputo che Marco sta per lasciare Laura, ma, mi raccomando, acqua in bocca! • restare a bocca aperta → essere sorpresi o meravigliati tanto da non riuscire a parlare, anche essere stupiti o in ammirazione di qualcosa: "tutti siamo rimasti a bocca aperta quando abbiamo visto quel tramonto meraviglioso"; • essere di bocca buona → mangiare di tutto, in senso figurato accontentarsi facilmente: "per fortuna mio figlio è di bocca buona, mangia di gusto tutto quello che gli preparo";• rifarsi la bocca → togliere un sapore sgradevole mangiando qualcosa di buono, in senso figurato cancellare una cattiva impressione con qualcosa di piacevole: "dopo quella cena disgustosa ci siamo rifatti la bocca con un buon gelato";• cucirsi la bocca-tapparsi la bocca → non parlare, soprattutto nel senso di mantenere un segreto: "mi raccomando, cuciti la bocca, quello che ti ho detto non deve saperlo nessuno!"; • mettere in bocca a qualcuno → attribuire a qualcuno un’affermazione, un giudizio: "non mi mettere in bocca cose che non ho mai detto";• far venire l’acquolina in bocca → solleticare l’appetito, far nascere il desiderio di qualcosa: "il profumo che viene dalla cucina mi fa venire l’acquolina in bocca";• storcere la bocca → fare smorfie per disgusto, rabbia, per mostrare disapprovazione: "quando gli ho detto che me sarei andata, ha storto la bocca";• rubare le parole di bocca → dire esattamente quello che pensa un altro, anticipare qualcuno in quello che vuole esprimere;• avere molte bocche da sfamare → avere molte persona e cui provvedere, di solito una famiglia numerosa, si usa di solito in riferimento a chi è in condizioni economiche precarie tanto da fare fatica a provvedere alle necessità materiali della propria famiglia: "Marco non guadagna abbastanza e ha molte bocche da sfamare". • Acqua passata → si riferisce a qualcosa che non è più importante, a cui non si da più valore; di solito riguarda episodi del passato, generalmente sgradevoli o negativi. Esempio: l’anno scorso ho passato un periodo molto difficile, ma per fortuna ora è acqua passata.• Affogare in un bicchier d’acquaannegare in un bicchier d’acquaperdersi in un bicchier d’acqua → non sapersela cavare nelle situazioni più banali, come chi affogasse nel quantitativo d’acqua contenuto in un bicchiere.Esempio: Questo esercizio è molto semplice, non perderti in un bicchier d’acqua!• Acqua e sapone → naturale, senza trucco, riferito in particolate al viso femminile. Una "ragazza acqua e sapone" è una ragazza semplice e spontanea. • Con l’acqua alla gola → essere in una situazione difficile, con poche possibilità di soluzione come di chi sta per affogare e deve accettare una soluzione qualsiasi per salvarsi, riferito specialmente a situazioni economiche; quando si ha pochissimo tempo a disposizione per portare a termine un impegno o un lavoro urgente. Esempio: domani devo consegnare un’importante relazione e non l’ho ancora finita, mi sento con l’acqua alla gola!• Fare acqua (da tutte le parti) → indica che qualcosa non funziona, riferito ad un oggetto rovinato. Può essere riferito a un discorso, un progetto, un ragionamento che ha gravi carenze, che è illogico, irrazionale o non veritiero. Esempio: Mi dispiace dirvelo, ma il vostro progetto fa acqua da tutte le parti, è irrealizzabile. • Sentirsi come un pesce fuor d’acqua → riferito a chi, trovandosi fuori dal suo ambiente abituale, non si sente a proprio agio e prova una sensazione di imbarazzo. Esempio: Quando esco insieme a te e ai tuoi amici non so mai cosa dire, mi sento un pesce fuor d’acqua. • Scoprire l’acqua calda → significa scoprire qualcosa di ovvio essendo convinti di essere arrivati a grandi verità, dire o fare una cosa scontata; di solito si usa in modo scherzoso o spregiativo. • Fare un buco nell’acqua → agire in modo fallimentare, fallire. Esempio: "Pensavo fosse andato tutto bene e invece ho fatto un buco nell’acqua".• Tirare l’acqua al proprio mulino → fare i propri interessi senza tener conto degli altri. Esempio: Luca è proprio un egoista, quando c’è da prendere una decisione lui tira semprel’acqua al proprio mulino e decide di fare quello che gli conviene.
Verbo AVERE Tutte le coniugazioni del verbo avere, Acqua in bocca! Essere sulla bocca di tutti , Togliere le parole di bocca a qualcuno , Essere la bocca della verità , Restare a bocca asciutta ,
  • Lezione 1 Presentazione, Provenienza, Età. Vocabolario: mezzi di trasporto. I numeri. Verbo essere - avere al singolare. Verbo chiamarsi. Salutare.
  • Lezione 2 Ordinare qualcosa da mangiare. Vocabolario: cibi e bevande. Coniugazione (completa) al presente dei verbi: essere, avere, volere, fare, mangiare, bere, aiutare. Plurale dei sostantivi. Articoli indeterminativi.
  • Lezione 3 Cosa ti piace fare nel tempo libero? Avverbi di frequenza. Verbi di prima coniugazione (-are): giocare, lavorare, parlare, studiare, viaggiare, mangiare. Articoli determinativi.
  • Lezione 4 La famiglia e le professioni. La famiglia e le professioni. I verbi della seconda coniugazione (-ere): leggere, cadere, mettere, prendere, vedere, vivere. Gli aggettivi possessivi.
  • Lezione 5 In albergo. Vocabolario: albergo. Verbi della terza coniugazione (-ire): dormire, aprire, partire, capire, pulire, finire. Gli aggettivi qualificativi.
  • Lezione 6 In camera. Vocabolario: camera da letto e bagno. C'è - ci sono. Verbi irregolari: andare, venire, volere, dovere, potere. L'Imperativo.
  • Lezione 7 Per la città e shopping. Vocabolario: mezzi di trasporto e colori. Indicazioni di luogo. Mi piace / mi serve.
  • Lezione 8 Aspettando Veronica. Vocabolario: la città. La formazione del participio passato e il passato prossimo. Espressioni di tempo.
  • Lezione 9 Che tempo fa? Vocabolario: il tempo. L'orario. Espressioni di tempo: i giorni della settimana, i mesi e le stagioni.
  • Lezione 10 La Cattedrale. Vocabolario: la città. Il gerundio. Le preposizioni semplici e articolate.
  • Lezione 11 Fare shopping. Vocabolario: abbigliamento. Verbi riflessivi. Gli aggettivi dimostrativi. Quanto/ quanti?
  • Lezione 12 Al ristorante. Avverbi di quantità. Aggettivi di nazionalità. Aggettivi e locuzioni per descrivere una persona.
  • Lezione 13 Al telefono. Parlare al telefono. Comparativo e superlativo assoluto.
  • Lezione 14 In treno per Venezia. Negazione e doppia negazione. Esprimere sensazioni fisiche ed emotive. Plurale dei nomi e degli aggettivi con desinenza -co/-ca.
  • Lezione 15 In albergo a Venezia. Lessico: arredamento. Pronomi, aggettivi e avverbi interrogativi (chi, cosa, dove...). Costruzione impersonale si + verbo. Lezione 16 Al parco. L'imperfetto. Appena, già, non ... ancora, ancora. Qualche.
  • Lezione 17 Le gondole. Il condizionale presente o semplice. Dovere + infinito. Volere + infinito.
  • Lezione 18 Conversare. Pronomi diretti e indiretti. Proporre di fare qualcosa; accettare, rifiutare.
  • Lezione 19 Carnevale. Introdurre notizie. Contrasto tra passato prossimo e imperfetto.
  • Lezione 20 Al mattino. Vocabolario: strumenti tecnologici ed elettrodomestici. Il futuro.
  • Lezione 21 Alla stazione. Il congiuntivo presente. Modi per esprimere un parere.
  • Lezione 22 A Firenze, per i negozi. Il condizionale presente. Situazioni e ricorrenze: modi di dire.
  • Lezione 23 Andiamo al centro storico? Il congiuntivo imperfetto. Periodo ipotetico.
  • Lezione 24 Consigli utili. Vocabolario: il corpo umano. Le congiunzioni. L'imperativo negativo.
  • Lezione 25 Una brutta giornata. Vocabolario: Il clima. Il congiuntivo trapassato. Il condizionale passato.
  • Lezione 26 Da quanto tempo? Vocabolario: sport. Riferimenti al periodo trascorso. Il pronome relativo "cui".
  • Lezione 27 Domani dobbiamo ... Vocabolario: nomi di luoghi, centri e servizi cittadini. Esprimere il futuro; esprimere speranze.
  • Lezione 28 L'appuntamento. Il congiuntivo passato. I numeri ordinali.
  • Lezione 29 L'incontro. Il trapassato prossimo. Le particelle pronominali (si, ci, ne).
  • Lezione 30 In treno per Roma; in Largo Argentina. Forma passiva del verbo. Alcuni suffissi importanti.
  • Lezione 31 Alla Fontana di Trevi. Chiedere, concedere, negare il permesso.
  • Lezione 32 In libreria. Lessico relativo alla lettura. Il passato remoto.
  • Lezione 33 Telefonate. Lessico: l'università. Il discorso indiretto.
  • Lezione 34 Fine di una lunga giornata. Il trapassato remoto. Il nome collettivo.
  • Lezione 35 Progetti per Napoli. Il gerundio ed i valori che assume. Lettere informali.
  • Lezione 36 A Napoli. Ubicazione geografica. I verbi impersonali.
  • Lezione 37 Visita al centro storico di Napoli. Suffissi per la formazione dell'aggettivo. Lettere formali.


25 June, 2018

Apostrofo: regole d’uso nell’italiano scritto




Apostrofo: regole d’uso nell’italiano scritto

apostrofo 

L’apostrofo: quali sono le sue regole d’uso nell’italiano scritto? Una bella domanda, vero? Tu le sapresti indicare, se qualcuno te le chiedesse così su due piedi?
Pochi di noi conoscono tutte le norme d’uso degli apostrofi nelle varie situazioni. Personalmente, di tanto in tanto vado a ripassarle. Già, perché mi sono accorto che l’apostrofo è uno di quegli elementi della scrittura che più danno luogo a errori grammaticali.
In sostanza: l’apostrofo si usa nelle quattro circostanze che riporto qui sotto.


    apostrofo 
  1. Apostrofo in caso di elisione

    L’uso più comune dell’apostrofo è in caso di elisione. Cioè: quando cade la vocale finale di una parola seguita da un’altra parola che inizia anch’essa per vocale. Un esempio doppio di elisione: l’apostrofo si usa soprattutto in caso d’elisione.
  2.  
  3. Nell’italiano scritto, non bisogna esagerare con le elisioni. In effetti, l’elisione è molto frequente nell’italiano parlato. In quello scritto, lo è molto meno.
    Davanti a una parola che inizia per vocale, di norma si elidono gli articoli determinativi lo e la – anche quando sono uniti a una preposizione – e l’articolo indeterminativo una, con i suoi derivati alcuna, nessuna ecc. Però, se la cacofonia non è evidente, non è necessario mettere l’apostrofo: gli articoli citati possono mantenere la forma intera.
    È meglio evitare l’apostrofo quando l’articolo precede un nome proprio, il titolo di un’opera oppure quando il sostantivo che segue è in corsivo, tra virgolette ecc. Quindi, è preferibile scrivere: “Hai letto la Anna Karenina di Tolstoj?”. Lo stesso vale per gli aggettivi bello e quello.
    Non si elidono mai gli articoli plurali gli e le.
    Una riga non deve mai terminare con un apostrofo. È perciò corretto scrivere del-l’amico o dell’a-mico, mentre è scorretto scrivere dell’ | amico o dello | amico.
    Da non si elide mai. Fanno eccezione le forme stereotipate come d’ora in poi, d’altro canto ecc. Allo stesso modo, è preferibile non elidere la preposizione semplice di.
    Tranne quando la cacofonia è evidente (l’ho) e per le forme stereotipate (c’è, c’erano), è preferibile evitare l’elisione dei pronomi lo e la e di quelli mi, ti, ci, si, vi, ne.
    Tal è qual non vogliono mai l’apostrofo.
  4. Apostrofo in caso di troncamento

    L’apostrofo serve anche a indicare un troncamento, cioè la caduta della sillaba finale: be’, Ca’ Granda, fra’, po’ecc.
    L’apostrofo si usa anche in questi casi di troncamento dell’imperativo: di’, da’, fa’, sta’, tie’, to’, va’, ve’.
  5. Apostrofo in caso di aferesi

    L’apostrofo indica anche un’aferesi, cioè la caduta di una vocale o di una sillaba iniziale: ‘sto invece di questo. Tale uso è proprio dei testi poetici antichi.
  6. Apostrofo: altri usi

    L’apostrofo può essere usato anche in altre situazioni, diverse da quelle elencate sopra. Per esempio, l’apostrofo è adoperato per abbreviare le date: gli anni ’30, il ‘600 ecc. La forma corretta prevede però che il numero sia scritto in lettere: gli anni Trenta, il Seicento.
    L’apostrofo non va messo davanti alla seconda cifra delle date unite da trattino: il conflitto del ’40-45 (o anche: il conflitto del 40-45).
    Da evitare i casi di doppio apostrofo. Per esempio, non si scrive dell’’800, ma dell’800, con un solo apostrofo. La soluzione ideale è però scrivere tutto in lettere: dell’Ottocento.


Apostrofo: un po’ di storia

apostrofo 

Il primo testo stampato in cui compare un apostrofo è l’edizione delle poesie di Francesco Petrarca pubblicata a Venezia nel 1501 da Aldo Manuzio, uno dei più importanti tipografi di sempre.
Da quel momento, l’uso dell’apostrofo si diffonde velocemente. Nel Settecento è orami usato più o meno come lo si usa oggi. Anche se rimane a lungo l’incertezza tra ciò che è considerato elisione (e perciò richiede l’apostrofo) e ciò che è invece considerato troncamento (e perciò non richiede l’apostrofo).
Insomma: così come per l’accento, anche per l’apostrofo è sempre regnata una certa confusione. In questo senso, mentre molte grammatiche del Settecento indicavano di scrivere un amico senza apostrofo, nel Novecento alcuni grandi intellettuali continuavano a scrivere qual è e tal è con l’apostrofo in mezzo!

14 May, 2018

Introduzione al congiuntivo: quando e come si usa.


Introduzione al congiuntivo: quando e come si usa.

Il congiuntivo. 
Questo modo verbale spaventa tutti gli studenti della lingua italiana. Però la situazione non è così tragica come può sembrare. In questo primo articolo di una serie dedicato al congiuntivo nella lingua italiana vedremo quando e come si usa questo modo verbale. Cominciamo a scoprire il congiuntivo!
Congiuntivo nella lingua italiana: che cosa esprime?
Per descrivere la realtà, l’oggettività, quello che succedeva, succede o succederà usiamo il modo indicativo. Il modo congiuntivo invece, contrariamente all’indicativo, esprime la non-realtà, l’ incertezza, i dubbi, la soggettività.
Per esempio:Maria
parla
italiano.
(= realtà, certezza: Maria conosce l’italiano, Maria parla italiano)
Mi sembra che Maria
parli
italiano.
(= il congiuntivo viene usato quando non abbiamo certezza sui fatti che stiamo raccontando: non è detto che lei conosca la lingua)
Pietro
è
a casa adesso.
(= realtà, certezza)
Non penso che Pietro
sia
a casa adesso.
(=incertezza, dubbi)
Esistono delle parole dopo le quali l’uso del congiuntivo è obbligatorio, il che ci aiuta molto ad usarlo correttamente. Quasi tutte queste parole esprimono un’opinione personale, un dubbio, un’incertezza, una paura, un’ipotesi e così via. Per esempio:
Suppongo
che /
dubito
che Maria
parli
italiano
. (= è solo una mia ipotesi/ un mio dubbio, forse non è così)Temo
che Pietro non
sia
a casa.
(= è solo un mio timore)Mi auguro
che l’esame
vada
bene.
(= è un mio desiderio)Spero / dubito
che Piero
sia
a casa.
(= speranza, augurio / dubbio)
Ma il libro dov’è? –
Non ho la minima idea
di dove
sia
!Certo l’elenco delle parole che richiedono l’uso del congiuntivo è molto più lungo ma ne parleremo nei prossimi articoli.
Altre due cose sul congiuntivo nella lingua italiana
Il
congiuntivo
nella lingua italiana
ha 4 tempi
: presente, passato, imperfetto e trapassato che verranno spiegati nelle prossime lezioni.E per concludere aggiungo che la lingua di tutti i giorni, quella parlata, tende sempre ad essere semplificata. Questa regola non scritta vale anche per la lingua italiana. Quindi non meravigliatevi quando sentirete che i vostri interlocutori sostituiranno il modo congiuntivo con l’indicativo. Succede abbastanza spesso. Ma solo nel linguaggio quotidiano! Il congiuntivo è il segno di un italiano colto e raffinato ed è indispensabile nel campo lavorativo o degli studi

L’uso del congiuntivo nella lingua italiana

Prima di raccontarvi dell’uso del congiuntivo nella lingua italiana, vorrei ricordarvi alcune particolarità, che dovete ricordare del congiuntivo:1) il modo congiuntivo descrive incertezza, dubbio, probabilità, soggettività;2) il congiuntivo di solito viene usato nelle frasi subordinate precedute dalla parola “che”. Quasi sempre questa parola ci segnala l’obbligo di usare il congiuntivo;3) il congiuntivo può essere usato solo se i soggetti della frase principale e quella subordinata sono diversi. Quando invece i soggetti sono uguali nella frase subordinata viene usato l’infinito preceduto dalla preposizione “di”. Per esempio:Penso (io) che Pietro (lui) abbia l’influenza. > Penso (io) di avere (io) l’influenza.Quando si usa il congiuntivo nella lingua italiana?I. L’uso del congiuntivo dipende dal verbo nella frase principale. Di solito sono i verbi che esprimono:1) un’opinione soggettiva, un’incertezza, per esempio : credo, penso, immagino, ho l’impressione, dubito, mi pare, mi sembra, non sono certo/a, non sono sicuro/a, si dice, dicono, ritengo, suppongo ecc;2) un sentimento, una preoccupazione, un timore: sono felice, sono contento/a, mi fa piacere, mi dispiace, ho paura, temo ecc;3) una speranza, una volontà: spero, voglio, desidero, mi auguro, preferisco, aspetto, pretendo;4) una (im)possibilità, una probabilità: è possibile, è impossibile, è probabile, è improbabile, può darsi ecc.;5) una necessità: bisogna, occorre, è necessario, è opportuno, conviene ecc.
II.
Il congiuntivo viene usato con tanti verbi impersonali (
conviene, bisogna, occorre
ecc). Anche dopo il verbo ESSERE usato impersonalmente con un aggettivo o un avverbio viene usato il congiuntivo, per esempio:
è meglio, è giusto, è corretto, è importante, è strano, è necessario, è fantastico, è orribile, è incredibile
e così via.Qualche esempio:
È probabile
che Claudio
conosca
questa ragazza.
È importante
che Maria
faccia
in tempo questo lavoro.
È meglio
che tu
vada
via.
Pretendo
che tu
vada
via!
Non sono sicura
che il negozio
apra
alle 9.
È strano
che lui
si comporti
in questo modo; non è tipico per lui.
Bisogna
che
ti sbrighi
per poter prendere questo treno.
Mi dispiace
che tu
stia
male.L’uso del congiuntivo nella lingua italiana: eccezioni
Dopo queste frasi e parole
, anche se esprimono un’opinione soggettiva e una probabilità,
si usa il modo indicativo
:
per me, secondo me, forse, probabilmente, a mio avviso.
Alcuni esempi:
Secondo me / per me / a mio avviso
Claudio non
parla
bene l’inglese.
Forse / probabilmente
Claudio
conosce
questa ragazza.Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo
Il congiuntivo presente dei verbi regolari
Continuiamo a parlare del congiuntivo nella lingua italiana. Nell’articolo precedente “
Introduzione al congiuntivo: quando e come si usa
” ho raccontato che cosa esprime il congiuntivo e ho spiegato la differenza tra il modo congiuntivo e il modo indicativo. Il congiuntivo ha 4 tempi: presente, passato, imperfetto e trapassato. Questo articolo è dedicato al congiuntivo presente.
Prima di cominciarePrima di tutto vorrei ricordarvi la differenza tra il modo indicativo e il modo congiuntivo:Il modo indicativo descrive la realtà, certezza, oggettività. Il modo congiuntivo, invece, descrive incertezza, dubbio, probabilità, soggettività.Un’altra cosa importantissima da ricordare: il congiuntivo di solito viene usato nelle frasi subordinate precedute dalla parola “che”. Quasi sempre questa parola ci segnala l’obbligo di usare il congiuntivo.Ancora una particolarità sul congiuntivo nella lingua italiana. Il congiuntivo può essere usato solo se i soggetti della frase principale e quella subordinata sono diversi. Quando invece i soggetti sono uguali nella frase subordinata viene usato l’infinito preceduto dalla preposizione “di”. Per esempio:Penso (io) che Pietro (lui) abbia l’influenza. > Penso (io) di avere (io) l’influenza.Forme regolari del congiuntivo presenteCome si forma il congiuntivo presente dei verbi regolari: lavorare scrivere partire capire io lavor-i,io scriv-a,io part-a,io cap-isc–a,tu lavor-i,tu scriv-a,tu part-a,tucap-isc–a,lui, lei lavor-i,lui, lei scriv-a,lui, lei part-a,lui, leicap-isc–a,noi lavor-iamo,noi scriv-iamo,noi part-iamo,noi cap-iamo,voi lavor-iate,voi scriv-iate,voi part-iate,voi cap-iate,,loro lavor-ino,loro scriv-ano,loro part-ano,loro cap-isc–ano
Commenti:– le prime tre persone del congiuntivo presente sono sempre uguali e per evitare confusione generalmente si usa il
pronome personale soggetto
. Per esempio:
Credo
che
lui
abbia l’influenza.,
Credo
che
tu
abbia l’influenza.,
Crede (lei)
che
io
abbia l’influenza.;– la prima persona plurale del congiuntivo
(noi)
è uguale all’indicativo: Noi
abbiamo
l’influenza.,
Penso che
noi
abbiamo
l’influenza.
I tempi del congiuntivo: il presente Prima di tutto ricordate che il congiuntivo viene usato nelle frasi subordinate che vengono collegate con le frasi principali con la parola “che”. Quindi, quando parliamo dei tempi del congiuntivo intendiamo il tempo della frase subordinata. Nella frase principale può essere usato un tempo diverso. È molto importante capire questo concetto per poter studiare il congiuntivo è la concordanza dei tempi tra le frasi principali e subordinate.Con il congiuntivo presente non ci sono problemi: descrive l’azione presente che si svolge contemporaneamente con l’azione nella frase principale anche essa in presente.Penso (adesso) che Marco vada (adesso) al mare.Penso (adesso) che Marco stia andando (in questo momento) al mare.Penso (adesso) che Paolo abbia (adesso) l’influenza.Voglio (adesso) che tu vada via (adesso).Suppongo (adesso) che Carlo abbia (adesso) ragione.Temo (adesso) che Pietro non sia (adesso) a casa.Dubbi? Domande? Lasciateli nei commenti qui sotto l’articolo!
Congiuntivo presente: i verbi irregolari
Prima di cominciare a studiare il congiuntivo presente dei verbi irregolari vi consiglio di leggere i precedenti articoli che descrivono la
differenza tra il modo congiuntivo e il modo indicativo
e la coniugazione del congiuntivo presente dei verbi regolari.I verbi che sono irregolari al presente indicativo lo sono anche al presente congiuntivo.
Verbi irregolari “essere” e “avere” al congiuntivo presente essere,avere
,io,sia,abbia,tu,,sia,abbia,lui, lei, lei,sia,abbia,noi,siamo,abbiamo,voi siate,abbiate,loro siano,abbiano
Verbi modali al congiuntivo presente: dovere, volere, sapere, potere,dovere,volere,potere,sapere,io debba,voglia,possa,sappia,tu debba,voglia,possa,sappia,lui, lei, lei debba,voglia,possa,sappia,noi dobbiamo,vogliamo,possiamo,sappiamo,voi dobbiate,vogliate,possiate,sappiate,loro debbano,vogliano,possano,sappiano
Altri verbi irregolari al congiuntivo presente presente indicativo congiuntivo presente(io)(io, tu, lui, lei, lei)(noi)(voi)(loro)stare > sto,stia,stiamo,stiate,stiano,dare > do,dia,diamo,diate,diano,andare > vado,vada,andiamo,andate,vadano,fare > faccio,faccia,facciamo,facciate,facciano,dire > dico,dica,diciamo,diciate,dicano,venire > vengo,venga,veniamo,veniate,vengano,tenere > tengo,tengo,teniamo,teniate,tengano,rimanere > rimango,rimanga,rimaniamo,rimaniate,rimangano,togliere > tolgo,tolga,togliamo,togliatetolgano
scegliere > scelgo,scelga,scegliamo,scegliate,scelgano
spegnere > spengo,spenga,spegniamo,spegniate,spengano
salire > salgo,salga,saliamo,saliate,salgano
uscire > esco,esca,usciamo,usciate,escano,
tradurre > traduco,traduca,traduciamo,traduciate,traducano,proporre > propongo,proponga,proponiamo,proponiate,propongano,Una strategia per costruire il congiuntivo presente di molti (ma non tutti) verbi irregolari è quella di utilizzare la 1ª persona singolare del presente indicativo cambiando la vocale finale –o in –a.
Alcuni esempi con i verbi irregolari:Spero
che tu
stia
bene.
Non penso
che lei
sappia
guidare la macchina.
Non credo
che loro
vengano
per trovarci per la Pasqua.
Non credo
che lui mi
dica
la verità.
Il congiuntivo imperfetto nella lingua italiana: la forma e l’uso
In questo articolo vediamo come si forma il congiuntivo imperfetto nella lingua italiana. Ma prima di cominciare vorrei indicarvi alcuni articoli dedicati al modo congiuntivo che possono esservi utili. Prima di tutto l’articolo “
Introduzione al congiuntivo: quando e come si usa
” e l’articolo “
L’uso del congiuntivo nella lingua italiana
”. Chi è alle prime armi con il congiuntivo può rileggere anche gli articolo dedicati al congiuntivo presente:
Il congiuntivo presente dei verbi regolari e Il congiuntivo presente: i verbi irregolari.
E adesso cominciamo con il Congiuntivo imperfetto.
Congiuntivo imperfetto: verbi regolari,,cant-are,ved-ere,sent-ire,fin-ire,
cant
assi,
ved
essi,
sent
issi,
fin
issi,
cant
assi,
ved
essi,
sent
issi,
fin
issi,
cant
asse,
ved
esse,
sent
isse,
fin
isse,
cant
assimo,
ved
essimo,
sent
issimo,
fin
issimo,
cant
aste,
ved
este,
sent
iste,
fin
iste,
cant
assero,
ved
essero,
sent
issero,
fin
isseroPensavo che tu lavorassi in banca. Vorrei che tu smettessi di dire le bugie.
Congiuntivo imperfetto: verbi “essere” e “avere”essere,avere,fossi,avessi,fossi,avessi,fosse,avesse,fossimo,avessimo,foste,aveste,fossero,avessero Pensavo che le sigarette fossero nella borsa. Pensavo che Mario avesse una macchina nuova.
Congiuntivo imperfetto: verbi irregolari
Il congiuntivo imperfetto i verbi irregolari di solito sono
gli stessi dell’ imperfetto indicativo
e mantengono le stesse irregolarità.
fare,dire,bere,porre,tradurre,trarre,stare,
facessi,dicessi,bevessi,ponessi,traducessi,traessi,stessi,facessi,dicessi,bevessi,ponesse,traducessi,traessi,stessi,facesse,dicesse,bevesse,ponesse,traducesse,traesse,stesse,facessimo,dicessimo,bevessimo,ponessimo,traducessimo,traessimo,stessimo,faceste,diceste,beveste,poneste,traduceste,traeste,steste,facessero,dicessero,bevessero,ponessero,traducessero,traessero,stessero
Pensavo che tu stessi per uscire.Non ero sicura se tu bevessi vino bianco o quello rosso. NB!
Le forme della prima e seconda persona singolare nel congiuntivo imperfetto sono uguali. Quindi, per evitare confusioni bisogna usare
i pronomi personali
, per esempio:
Pietro pensava che io lavorassi in banca. Pietro pensava che tu lavorassi in banca. L’uso del congiuntivo imperfetto
1) Il congiuntivo imperfetto si usa dopo i verbi e le espressioni che richiedono il congiuntivo e serve per esprimere un’azione passata che si svolge contemporaneamente con un’altra azione passata descritta nella frase principale:Pietro pensava (imperfetto indicativo), che le sigarette fossero sul tavolo.Ho avuto (passato prossimo) l’impressione che tu stessi male.
2) Il congiuntivo imperfetto si usa anche dopo i verbi e le espressioni che reggono il congiuntivo quando sono al
condizionale semplice
, per esprimere un’azione contemporanea o futura rispetto all’azione nella frase principale.
Vorrei che tu rimanessi per un altro po’.Mi piacerebbe che tu venissi con me al mare.
Sull’uso del congiuntivo imperfetto vi racconterò di più in un articolo dedicato.
Il congiuntivo passato: come si forma?Il congiuntivo passato si forma con il congiuntivo presente dei verbi “essere” e “avere” più il participio passato del verbo.Il congiuntivo presente dei verbi “essere” e “avere”essere,avere,sia,abbia,sia,abbia,sia,abbia,siamo,abbiamo,siate,abbiate,siano,abbiano
L’uso del congiuntivo passato
Il congiuntivo passato nella lingua italiana si usa dopo i verbi e le espressioni che richiedono il congiuntivo e
serve
per
esprimere un’azione passata
che è accaduta
prima di un’altra azione descritta
con
il verbo al presente
nella
frase principale
.
Penso (=frase principale al presente)
che il treno
sia arrivato (= il congiuntivo passato)
alle 8:00.
Spero
che tu mi
abbia creduto
.
Penso
che Daniele
sia uscito
da casa 10 minuti fa.
Non credo
che loro
siano
già
arrivati
.
Penso
che il supermercato non
sia
ancora
aperto
.

13 May, 2018

8 VIDEO CORSO/VIDEO CORSO 9

1.Niccolo Machiavelli
Lucrezia Borgia
2.Scegli la risposta giusta
1.Perche paolo vuole mangiare fuori?
Perche il frigo e vuoto.
2.Perche Valertia sta aancora lavorando?
Perche deve finire un lavoro prima di domani.
3.Cosa pensa Valeria di Machiavelli ?
Che era un uomo iteressante e simpatico.
4.Se Paolo potesse essere un personaggio storico...
Vorrebbe vivere l'impresa dei mile.
5.Perche a Valeria piace Lucrezia  Borgia?
Perche e una donna intelligentee abile.

3.Completa le frasi con i verbi al gerundio.
Attenzione alla forma con il pronome.
 
1.Beh veramente la vorrei ricontrollare un'altra volta
rileggere=rileggendo l'ultimo capitolo ,ho trovato un paio di errori.
2.Ma dai non lo sapevo leggere=leggendo  quello che scriveva non si direbbe sembra cosi serio .
3.Sai che fare =faccendo questa traduzione ,ho imparato un sacco di cose su di lui che non sapevo.
4.Ma lo sai che guardandila bene
Scegli l'opzione gustaCosa significa l'espressione evidenzata?
<senti nel frigo non c'e niente di mangiabile-non facciamo la spesa da giorni>
= non c'e niente che si puo mangiare
5.Ricostruisciuna parte del dialogo :alcune parole non si leggono piu bene.
 
Paolo E tu, che personaggio storico ti piacerebbe essere?
Valeria Guarda, senza dubbio Lucrezia Borgia! Guardala qua: ma lo sai che era una donna incredibile? Parlano di lei come una donna spietata, che avvelenava i suoi nemici, ma non è vero: anzi, era una donna saggia e molto responsabile!
Paolo Ma lo sai che guardandola bene… noto una certa somiglianza?
Valeria Vero? Guarda!;
 
6. 
1. ti va di andare a mangiare qualcosa fuori?;
2. un paio di errori; 
3. gioco da tavolo; 
4. parlano di lei; 
5. noto una certa somiglianza.
ANZI


videocorso 4 – Se fossi un personaggio famoso
Paolo Senti, nel frigo non c’è niente di mangiabile. Non facciamo la spesa da giorni… Ti va di andare a mangiare qualcosa fuori? 
Valeria Sì, solo un attimo, 
Paolo, devo controllare una cosa…. 
Paolo Ah, la traduzione su quel libro di storia… L’hai finita?
Valeria
Beh, veramente la vorrei ricontrollare un’altra volta. Rileggendo l’ultimo capito, ho già trovato un paio di errori… Ma non è possibile, perché la devo consegnare domani…
 Paolo E questo chi è? Ah, Machiavelli… Un grande! 
Valeria Sì, veramente! Sai che facendo questa traduzione ho imparato un sacco di cose su di lui che non sapevo… Anche simpatiche! Per esempio, lo sapevi che gli piaceva giocare a un gioco da tavolo, quello che noi adesso chiamiamo Backgammon? 
Paolo Ma dai, non lo sapevo! Leggendo quello che scriveva non si direbbe, sembra così serio… Senti, ma… ti sarebbe piaciuto vivere in quel periodo…? 
Valeria Beh, oddio… certo non c’erano le comodità che abbiamo ora… Però sì, mi piacerebbe vedere come vivevano nel Cinquecento, nella Firenze dei Medici o nella Roma dei Borgia! 
Paolo No, io preferirei il Risorgimento: mi piacerebbe conoscere Garibaldi… Magari essere uno dei suoi uomini dell’impresa dei Mille! Eccolo, il mio generale! E tu, che personaggio storico ti piacerebbe essere? 
Valeria Guarda, senza dubbio… Lucrezia Borgia! Guardala qua: ma lo sai che era una donna incredibile? Parlano di lei come donna spietata, che avvelenava i suoi nemici, ma non è vero: anzi, era una donna saggia e molto responsabile! 
Paolo Ma lo sai che guardandola bene… noto una certa somiglianza?
Valeria Vero? Guarda!

videocorso 9 – Il biglietto del treno
Trascrizione:
Federico Ma…!
Laura Preferirei controllare, grazie! Con te tutto è possibile…! Milano-Rimini, 11 e 23, carrozza 6… Ma hai prenotato il posto al finestrino per me, vero?
Federico Sì, Monica…
Laura Ah, ci vogliono 3 ore: perché così tanto? Non c’era un treno più veloce?
Federico Sì, ma bisogna cambiare a Bologna. Con il cambio a Bologna ci vogliono 2 ore soltanto. Solo che a te non piace cambiare…
Laura Uhm, va bene va bene, dobbiamo capire da che binario parte… Tieni. Certo che anche tu… io lo so che sono tuoi amici, ma quando facciamo un weekend fuori andiamo sempre e solo a Rimini…!
Federico Dove vorresti andare?
Laura Ci sono altre città che sarebbe bello visitare: che so, Parma, Treviso, Ferrara…
Federico Credevo che Giovanna e Alberto ti fossero simpatici…
Laura Sì che mi sono simpatici, però, insomma, andiamo sempre da loro... E poi sai, proprio Giovanna una volta mi ha detto che l’autunno scorso hanno fatto due gite, una a Treviso, e una a Parma e che sono stati benissimo…
Federico Parma? Cosa c’è a Parma, oltre al prosciutto…?
Laura Stupido! Parma è una città molto bella, c’è il famoso teatro regio, la piazza con il duomo, il battistero…
Federico Va bè, ho capito. Ma Treviso?
Laura A volte mi domando se tu sia veramente così ignorante o fai finta per farmi arrabbiare… Treviso è una piccola Venezia, c’è un centro storico meraviglioso! E poi Giovanna mi ha detto che hanno dormito in un albergo sulla…
Federico Va bene, ho capito, la prossima volta potremmo andare a Treviso o a Parma, vediamo. Ma allora il nostro treno? Da che binario parte? Io sul tabellone non lo vedo.
Laura È un po’ difficile che lo trovi lì, Francesco, quello è il tabellone degli arrivi! Quello delle partenze è qui sopra!
Federico Sì, ma non lo vedo nemmeno lì… Ancora!?
Laura Ma Francesco, ma hai comprato il biglietto per domenica, oggi è venerdì!
Federico Cosa? Non è possibile! No, è vero! Ma che stupido! Adesso? Quando c’è un treno per Rimini nel pomeriggio? Dunque, ecco, questo parte alle due e un quarto. No… No, lo sciopero no! E adesso?
Laura Senti Francesco, ma se andassimo veramente a Parma? C’è un treno per Parma che parte tra mezz’ora e arriveremmo lì prima che inizi lo sciopero; dai uffa, almeno facciamo una gita soli, io e te! E poi Parma è una città romantica…
Federico In effetti, sempre Rimini… Parma… ma è romantica?
Laura Sì, molto… Sicuramente più di Milano! Una volta mi hai chiesto se volessi un regalo speciale per il compleanno. Ti ricordi? Quando mi hai detto che avresti voluto regalarmi qualcosa di particolare? Ecco, questa mi sembra l’occasione giusta!
Federico Va bene, dai. Vado a fare il biglietto? Forse riusciamo a prendere questo treno che parte tra mezz’ora.
Laura No no no no no, faccio io il biglietto! Tu hai fatto abbastanza, per oggi!

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